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Giugno, Ore 21.30

TRAPPER KEEPER (Usa/Ita)
 

Marcello Benetti (Batteria/Percussioni/Voci) Will Thomson (Keys/Bass Keys/Voci)

Ass. Culturale L’Alberodonte, Rodengo Saiano

TRAPPER KEEPER (Usa/Ita)

Trapper Keaper, duo formato da Marcello Benetti (Batteria/Percussioni/Voci) e Will Thomson (Keys/Bass Keys/Voci), e’ oramai da 5 anni un’eccellenza nella scena di New Orleans. 

La reputazione viene alimentata dalla particolare alchimia dei due musicisti, capaci di improvvisare tele ritmico-melodiche che si potrebbero chiamare “Space-Funk”.

Il duo quasi sempre calca il palco con un ospite, quasi sempre diverso, anche se alcuni sono ricorrenti come Jeff Albert, Aurora Nealand e Mike Dillon; la cantante Jamaicano-Statunitense Cole Williams usa regolarmente Trapper Keaper come sezione ritmica per la sua musica dal vivo. 

Lo scrittore americano Zachary Lazar ha definito Trapper Keaper come il figlio selvaggio di Bitches Brew di Miles Davis e Paul’s Boutique dei Beastie Boys.


A termine del concerto: LES ÉNERVÉS (Giulio Nocera/Renato Grieco)

Duo napoletano votato alla ricerca sonora più radicale, che guarda tanto aimaestri dell’elettro-acustica francese quanto agli improvvisatori rumorosigiapponesi.
Nastri e feedback, oggetti amplificati e field recordings, trattamenti digitali, il tutto suonato rigorosamente dal vivo per riportare il suono al suo stato selvaggio.
Amanti dell’orizzontalità, i loro paesaggi, benché animati da miriadi di microeventi, hanno qualcosa di desertico o di Kafkiano.
Hanno suonato in festival e locali in tutta Europa, come Flussi.eu, Saturnalia, Museo Nitsch, Cafe OTO (UK), Iklectik (UK), A.I.D. (Turchia), Zavoid Sploh (Slovenia)… Inoltre portano avanti la solida collaborazione con Xavier Charles (Impossible Cartographies) e il quartetto di registratori a bobine Ritorna, assieme ai due virtuosi SEC_ e Valerio Tricoli. Altre collaborazioni significative sono quelle con Riccardo La Foresta e Giovanni Lami. “La natura del nostro film cieco è quella di un film in cui nulla accade, dove è impossibile ricostruire la trama, esplosa. Non vi è alcuna intenzione di comunicazione, il gioco per noi significa aprire un enorme vaso di Pandora, scatenando la furia di un fiume incontenibile”.
«Questo nome deriva da un framework di Evariste-Vital Luminais Il dipinto raffigura due giovani distesi su una barca, avvolti in una coperta e con le caviglie bendate; a prua un piccolo altare funebre. Secondo la leggenda che ha ispirato il lavoro i due figli di re Clovis II, colpevoli di un complotto contro il loro padre, furono puniti con l’estrazione dei tendini delle gambe e abbandonati su una zattera alla deriva sulla Senna. “Énervés" significava "coloro che sono stati privati dei nervi", diventando così apatico, incapace di reagire. Privati di nervi, dunque, cerchiamo di lasciare che le cose scivolino su di noi. Nessuna reazione di potere, solo flebili gesti. Abbandoniamo la volontà, rompiamo il giudizio, riportiamo il suono al suo stato selvaggio. Accecati, lontani da ogni desiderio di significato, produciamo esplosioni casuali e poi, organizzando le macerie, troviamo  emme preziose. I nostri corpi sono già brandelli, l'orizzonte della nostra azione è l’orizzonte di una catastrofe. Tutto è già successo, nessuna idea di redenzione nella nostra scena. La performance è solo un incidente, di cui non abbiamo bisogno, la fase casuale e temporanea di una ricerca iniziata molto prima. Mentre dormiamo. Mentre non lo sappiamo. Mentre perdiamo la presa. La natura del nostro film cieco è quella di un film in cui non succede nulla, di cui è impossibile ricostruire la trama, esplosa. Non vi è alcuna intenzione di comunicazione, il gioco per noi significa aprire un enorme vaso di Pandora, scatenando la furia di un fiume incontenibile. Dopo, dopo, tentiamo di arginare, provare a ricostruire, spostandoci nella quarta dimensione dello spazio, ci proviamo dare un percorso a una questione di natura anarchica. Il nostro suono è il suono di una sconfitta, lo abbiamo già perso. Tutto è già finito. Non c’è spettacolo da vedere.»

H 20.00 PRESENTAZIONE DEL LIBRO SUONI A MARGINE DI NICOLA DI CROCE

Il testo si propone di indagare le connessioni tra ambiente sonoro e questioni urbane e territoriali attraverso la pratica dell’ascolto. L’obiettivo è elaborare un approccio inedito di ricerca per reinquadrare quelle particolari trasformazioni legate a fenomeni come lo spopolamento, la gentrificazione, il turismo, le sperequazioni, la scomparsa di identità locali e di patrimoni culturali intangibili. Questioni che passano spesso “inosservate”, e che l’attenzione all’ambiente sonoro può far emergere e portare al centro del dibattito pubblico.

associazione culturale L’ALBERODONTE

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