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Giugno, Ore 21.00
GROUND MUSIC DINNER & Presentazione dei vini dell’ Az. Agr. Castelveder
ore 20.00

h 21.00 - TELL NO LIES
h 22.00 DAVID MURRAY // HAMID DRAKE // BRAD JONES trio

@Piazzale della Chiesa di San Zenone (MONTICELLI BRUSATI) Franciacorta
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Ore 21.00

TELL NO LIES

Filippo Orefice: sax
Edoardo Marraffa: sax
Nicola Guazzaloca: piano
Luca Bernard: contrabbasso
Andrea Grillini: batteria

 

 

La musica di Tell No Lies si muove tra incendiari frangenti improvvisativi e suggestivi incastri melodici, proposti in modo coraggioso e autentico. Il quintetto riunisce cinque musicisti di diverse generazioni ed esperienze che attraverso la propria attività in gruppi, collettivi e associazioni contribuiscono ad alimentare la scena jazzistica e sperimentale a partire dagli anni '90. Giunti a riconoscimenti significativi nei rispettivi progetti, con concerti in Europa, Russia, Sud Africa, Cina e Stati Uniti, i lavori che li vedono coinvolti sono pubblicati dalle principali edizioni di settore (Fonterossa, RaiRadio3, Leo Records, Amirani Records, Auand, Setola di Maiale, Stella Nera, Aut Records, Rudi Records e altre).

 

Ore 22.00

DAVID MURRAY // HAMID DRAKE // BRAD JONES:  BRAVE NEW WORLD TRIO

David Murray: sax
Brad Jones: contrabbasso
Hamid drake: batteria e percussioni

 

 

Il Trio David Murray, Bradley Jones e Hamid Drake è un progetto originale in esclusiva per Padova Jazz.

Dopo otto anni Murray ricalca il palco del glorioso e longevo appuntamento musicale padovano con estremo entusiasmo.

In scena tre tra i più grandi musicisti afroamericani contemporanei e senza timore di smentita tra le più grandi sezioni ritmiche degli ultimi 30 anni in ambito jazz e improvvisazione.

Erede di certa robusta tradizione africano americana, inizialmente caratterizzato da stile uno improvvisativo astratto/espressionista fondato negli anni ’60 da sassofonisti quali Albert Ayler ed Archie Shepp, David Murray, si è poi evoluto in una sorta di tenor-sassofonista tradizionale, suonando standard con sezioni ritmiche convenzionali. Tuttavia, le riletture dei vecchi successi da parte di Murray sono ben diverse dalle interpretazioni dei sassofonisti bebop della sua generazione.

Durante la sua carriera ha confermato quanto diceva Ornette Coleman, ovvero che l’anima dei neri d’America si esprime al meglio attraverso il sax tenore. Il suono di Murray è profondo e cupo, con un ampio vibrato memore dei sax tenori classici Coleman Hawkins e Ben Webster. Dopo gli esordi con Cecil Taylor e Sunny Murray, nel 1976 fu uno dei membri originari dello storico World Saxofone Quartet con Oliver Lake, Julius Hemphill e Hamiett Bluiett. Verso la fine del decennio iniziò a formare propri gruppi con i quali avrebbe ottenuto importanti riconoscimenti e un Grammy Award per il tributo a John Coltrane (1989).
Con il suo ottetto e con diversi piccoli gruppi, ha registrato principalmente per l’etichetta italiana Black Saint. Le incisioni del suo ottetto del periodo rivelavano un compositore di talento. L’attività discografica di Murray ha raggiunto livelli incredibili grazie a ben 150 album pubblicati in trentacinque anni di carriera.

Percussionista e occasionale vocalist Hamid Drake è uno dei più apprezzati batteristi del nuovo jazz americano. Nato in Louisiana, cresciuto nella stimolante atmosfera della Chicago nera anni 60, il giovane Hank (più tardi avrebbe preso il nome più esotico di Hamid) si avvicina all’associazione di musicisti denominata Aacm, che sta rivoluzionando le concezioni dell’avanguardia jazz. Entra nel gruppo di uno dei veterani di Chicago, il sassofonista tenore Fred Anderson, con il quale nel 1978 si fa ascoltare anche in Europa.

A 23 anni è un batterista ancora acerbo, ma già mostra interesse per le poliritmie delle altre culture afroamericane, in particolare per il reggae giamaicano. Nello stesso anno collabora con Don Cherry; questo storico trombettista e polistrumentista lo espone alla propria concezione multiculturale della musica, che lo influenzerà. Non è un caso che poco dopo Drake entri a far parte della Mandingo Griot Society del grande griot del Gambia Foday Musa Suso. La riappropriazione delle radici africane porta Drake a utilizzare con frequenza i tamburi tradizionali delle varie aree etniche africane, elemento che rende molto originale la sua musica soprattutto quando torna a lavorare con imaggiori jazzisti d’avanguardia come William Parker, o Ken Vandermark, Peter Broetzmann. Sottolineando il suo ventaglio di esperienze ampio ed eterogeneo che passa anche da Herbie Hancock a Bill Laswell.

David Murray e Hamid Drake collaborano da tempo, si pensi al Black Saint Quartet, Gwo-Ka Masters e al progetto-produzione ambizioso David Murray Pushkin, the blackamoor of Peter the Great. Hamid Drake e Bradley Jones sono parte del trio New Zion Trio di Jamie Saft.

Bradley Jones classe 63 è un bassista jazz che si destreggia amabilmente tra il basso elettrico ed il contrabbasso. Jones ha iniziato a suonare la batteria da bambino ed ha abbracciato il basso a soli 12 anni perfezionando il suo corso di studi approcciando il contrabbasso a diciotto sotto la guida di Lisle Atkinson conseguendo la laurea in educazione musicale presso Jersey City State College nel 1986

Alla fine degli anni 80 ha regolarmente collaborato con David Tronzo e Jim Nolet, Jazz Passengers ed in gruppi a nome Ribot. Ha registrato e suonato in tutto il mondo con una vasta gamma di artisti che includono Ornette Coleman, Elvis Costello, Elin Jones, David Bryne, Muhal Richard Abrams, Sheryl Crow, Cassandra Wilson, Dave Douglas, Vernon Reid, John Zorn, Don Byron. Ha pubblicato a nome suo : ‘Univilized poise’ and ‘the Embodiment con la sua band Aka Alias, e ‘Pouring my heart in’ e Avant Lounge a nome Brad Jones Quartet.

Brad è anche un educatore esperto che ha tenuto seminari e corsi di perfezionamento in Francia, Italia, Canada e Messico e fa parte della facoltà di musica presso la Columbia University di New York City.

Sarà sicuramente intrigante raccogliere le note e il dialogo di questi musicisti di lungo corso, con un background solido ed in parte condiviso, in un periodo in cui la voce della musica deve volare alto e farsi foriera di messaggi che non sono propri solo della tradizione africana-americana che è propria di questi pregiati musicisti ma universali.

vini dell’ Az. Agr. Castelveder

La cantina Castelveder, scavata nella bianca maiolica, è situata in quel pezzo di Lombardia romantica, fatta di collinette e piccole valli, dove la terra è bella e giocosa.

Il visitatore può effettuare bellissime passeggiate su antichi sentieri che portano al santuario Madonna della Rosa (XIV secolo) in un incantevole percorso di querce, castagni, eriche e ginepri.

Può sostare nelle "tese" e nei "roccoli" a respirare il silenzio e può cercare nelle pietre bianche dei capanni abbandonati memorie contadine di caccia e di mistero.

A metà della strada, dove la collina si fa più tonda, la "Castelveder" apre ai visitatori la sua cantina e offre vendita diretta e assaggi di vino buono per rallegrare il cuore.